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May 16, 2026
XXXVIII Salone del Libro di Torino

Arrivo al Lingotto Fiere soffocando gli sbadigli dovuti alle ore piccole di ieri sera per l’evento del Libraccio, con bella musica e bella gente. Schivo le code mostrando il mio “pass autori” e un gentile stewart mi accompagna all’entrata. Eccomi qui anche quest’anno, la mia quinta presenza consecutiva al Salone internazionale del Libro di Torino.

È la XXXVIII edizione: cinque giorni, giorni pazzi di tempo variabile che va da pioggia battente a sole splendente. Questo è un appuntamento irrinunciabile per operatori del settore, giornalisti, VIP che poco hanno a che fare con la scrittura e più con lo spettacolo, lettori, scrittori veri o presunti. Il Salone offre visibilità, occasioni di lavoro e di vendite, ma è anche una sorta di Paese dei Balocchi, un parco tematico dove si trova di tutto.

Assaporo minuti di preziosa calma (è orario di apertura) prima che orde di barb… ehm… lettori invadano pacificamente l’enorme complesso del Lingotto: 147mila metri quadri tra padiglioni, auditorium e spazi aperti, 500 stand per 1250 marchi editoriali. Nel giorno dell’inaugurazione, giovedì 14, 40 mila visitatori hanno varcato gli ingressi, un incremento del 20 per cento rispetto a un anno fa.

Tempo un’ora e la folla si riversa nei padiglioni e nelle corsie. Tempo due ore ed è già caos. Io e l’editore ci rifugiamo nel privé destinato agli espositori: un’oasi con divanetti, caffè e, soprattutto, silenzio - per raccogliere le idee. La presentazione nel mio ultimo libro in Sala Malva interessa appassionati viaggiatori che - grazie! - comprano i libri. Terminata la presentazione, ho il tempo per alcuni appuntamenti con editori, librai e scrittori con cui ho collaborato. Tra un contatto e l’altro, macino corsie, schivo trolley trascinati stancamente, vengo spinta da chi cammina con il naso incollato alla mappa in ricerca dello stand giusto, del nome di grido, del firmacopie con lo scrittore X, della presentazione con il guru Y, del padiglione 3, della torre dei libri, della toilette, di un panino, della fontanella per l’acqua. Una sorta di delirio collettivo, una marea che si muove secondo correnti impazzite, attratta dal desiderio di trovare l’ultima novità di narrativa, poesia, thriller, fantascienza, romance, saggistica, fumetto, graphic novel…

Alcuni stand che offrono sconti sono ostacolati da una muraglia umana impenetrabile, e capisco bene: il biglietto d’entrata costa 23 euro, i libri si vendono generalmente a prezzo pieno, un caffè costa come al bar di Armani.

L’aspetto che forse mi piace di più del Salone è che sono disponibili libri altrimenti introvabili; alcuni sono reperibili online, vero, ma non si va oltre al leggere la quarta di copertina, manca del tutto l’esperienza sensoriale. Qui, invece, si possono toccare, sfogliare, soppesare, anche annusare…

E voi, siete mai stati al Salone? Che ne pensate?

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