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September 10, 2025
Il duca e il mandolino

«Posso suonare il mandolino? Io studio chitarra classica, magari riesco ad accordarlo».

«Certo, Samir, prova». Il bambino è mio ospite, insieme alla sua famiglia. Si tratta di amici carissimi che abitano a Haifa, ora in visita ai nonni in Italia.

Siamo a casa mia, abbiamo appena terminato il pranzo e, mentre noi adulti siamo persi in chiacchiere, il bambino si guarda intorno, un po’ annoiato. Recupera il mandolino appoggiato al pianoforte e lo maneggia, incuriosito.

Il mandolino di zio Dino, che lui suonava con abilità a orecchio: mai studiato musica, in quei tempi così duri, quando Dionigia, la mia bisnonna, vedova di Marco, il “nonno baffo”, dopo la Grande Guerra si era trovata da sola a crescere quattro figli: Angela (detta Angiola), Wanda, Enea (detto Piero, mai capito il nesso) e Dino, appunto, il più piccolo.

Zia Angiola era un po’ gelosa dello strumento: avrebbe voluto conservarlo lei dopo la morte di quel fratello amatissimo e un po’ sfortunato, emigrato a Torino in cerca di lavoro.

Lo ricordo bene, Dino, le rare volte che gli impegni di lavoro e di famiglia gli permettevano di venire a trovarci; lo ascoltavamo in religioso silenzio nel tinello di nonna Wanda, ammirati e rapiti da quelle note che uscivano magicamente dal movimento rapido delle dita mentre, ne sono sicura, ognuno si interrogava sull’origine di un talento che nessuno sapesse spiegare.

Me lo aveva regalato, il mandolino, proprio prima di morire, e io avevo intenzione di imparare a suonarlo. Avevo persino comprato un manuale per i primi rudimenti, poi il caso e le vicende della vita mi avevano allontanata dal progetto.

Il bambino si mette d'impegno. Cerca il 'la' con un'app sul cellulare (adesso si fa così) e pretende silenzio assoluto per essere sicuro dell’accordatura. Quando ritiene di aver ottenuto un risultato accettabile, annuncia con disinvoltura:
«Potrei suonare “La donna è mobile", il maestro me l’ha fatta ascoltare e la sto imparando con una versione per chitarra»

Eh? Cosa? L'aria dal Rigoletto di Verdi? L’opera che tutti i mantovani conoscono, perché ambientata nella nostra città? Non me l'aspettavo da un ragazzino di dieci anni che viene da un paese di là dal mare!E la suona davvero, strimpella assorto le note, pizzicando le corde, dando nuova voce al mandolino; nessuno lo aveva più suonato dalla morte di zio Dino.

«Però non capisco il titolo di quest’aria. Cosa vuol dire “La donna è mobile”?»

«Adesso te lo spiego. Anzi, adesso usciamo e ti porto a vedere il palazzo del duca di Mantova e la casa dove Rigoletto, il buffone di corte, viveva insieme alla figlia Gilda. E non dimenticarti, una volta tornato a Haifa, di dire al tuo maestro di musica che è un insegnante meraviglioso».

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